Capitolo 2: La Rinascita del Dopoguerra e l'Epoca dei Maestri (1946-1960)
2.1. Il Festival come Simbolo di Rinascita Democratica (1946-1948)
Dopo la sospensione dovuta alla guerra, la Mostra del Cinema riprese la sua attività nel 1946, simboleggiando la rinascita di un'Italia libera e democratica. Le proiezioni di quell'anno, a causa della requisizione del Palazzo del Cinema da parte degli Alleati, si tennero presso il cinema San Marco. La ripartenza avvenne nel mese di settembre, in un accordo di coordinamento con il neonato Festival di Cannes, che aveva tenuto la sua prima edizione in primavera. L'obiettivo del nuovo direttore, Elio Zorzi, era ripristinare la libertà e l'internazionalità che il festival aveva perso durante gli anni del regime. L'edizione del 1947 segnò il ritorno dei film dall'URSS e accolse celebrità internazionali come Rita Hayworth, Joseph Cotten e Olivia de Havilland. In quell'anno, l'attrice italiana Anna Magnani vinse la Coppa Volpi per la sua interpretazione in
L'onorevole Angelina, confermando la volontà della Mostra di riappropriarsi di una vocazione globale.
2.2. Il Ruolo Ambivalente del Neorealismo
Il dopoguerra fu il teatro di uno dei movimenti più significativi della storia del cinema italiano: il Neorealismo. La Mostra di Venezia offrì una vetrina di rilievo a queste opere, ospitando film che sarebbero diventati pietre miliari. Tra le pellicole neorealiste proiettate si ricordano Paisà (1946) di Roberto Rossellini, Il sole sorge ancora (1946) di Aldo Vergano, Caccia tragica (1947) di Giuseppe De Santis, Senza pietà (1948) di Alberto Lattuada e La terra trema (1948) di Luchino Visconti.
Tuttavia, nonostante il loro indiscusso valore artistico e il successo di pubblico, questi film non ottennero il meritato riconoscimento da parte della critica e delle giurie. Questo rifiuto istituzionale non fu un errore di valutazione, ma un chiaro riflesso di una giuria e di un
establishment che, pur operando in un contesto democratico, conservava una preferenza per un cinema più tradizionale e meno "scomodo". Un episodio emblematico di questa tensione fu il festival del 1954, quando Senso di Luchino Visconti, considerato un favorito, fu clamorosamente battuto da Giulietta e Romeo di Renato Castellani, un'opera ritenuta meno audace e incisiva. Questo mancato riconoscimento dimostra una persistente dicotomia tra la vocazione d'avanguardia del cinema italiano e la cautela delle istituzioni festivaliere, una tensione che avrebbe continuato a crescere fino a culminare nella grande contestazione.
2.3. L'Istituzione del Leone d'Oro e l'Età dell'Oro (1949-1960)
Nel 1949, fu istituito il premio che sarebbe diventato il simbolo stesso del festival: il Leone d'Oro. Con la sua introduzione, la Mostra consolidò il suo ruolo di evento competitivo di riferimento. Gli anni '50 videro l'affermazione di maestri del cinema mondiale, con il Leone d'Oro che premiò opere che hanno segnato la storia della settima arte, come
Rashomon di Akira Kurosawa (1951), Giochi proibiti di René Clément (1952) e Ordet - La parola di Carl Theodor Dreyer (1955). Questi premi contribuirono a cementare l'immagine della Mostra come un faro di alta cinematografia, capace di lanciare e celebrare i più grandi talenti del tempo.
La seguente tabella evidenzia il contrasto tra i film premiati e quelli di grande rilevanza artistica e sociale che non ottennero il massimo riconoscimento, fornendo un quadro più completo delle scelte conservative delle giurie nel dopoguerra.
Tabella 2: Premi e casi notevoli del dopoguerra
Anno
Film vincitore del Leone d'Oro
Film controverso o notevole non premiato
Osservazioni
1946
Non assegnato
Paisà di Roberto Rossellini
Film fondamentale del Neorealismo, non ottenne il massimo riconoscimento.
1947
Siréna di Karel Steklý
Caccia tragica di Giuseppe De Santis
Il Neorealismo italiano fatica a ottenere il pieno riconoscimento critico.
1948
Amleto di Laurence Olivier
La terra trema di Luchino Visconti
Altro capolavoro del Neorealismo ignorato dalla giuria ufficiale.
1954
Giulietta e Romeo di Renato Castellani
Senso di Luchino Visconti
La giuria premiò un'opera più convenzionale, generando una grande delusione e un dibattito acceso.
Capitolo 3: L'Arte, la Politica e la Grande Contestazione (1961-1979)
3.1. L'Eredità di Chiarini: Un Festival degli Autori (1963-1968)
Gli anni '60 si aprirono con una Mostra in un momento di forte instabilità sociale e declino finanziario. In questo contesto, nel 1963, fu nominato direttore Luigi Chiarini, un noto critico e teorico del cinema. Chiarini aveva una visione chiara e radicale: trasformare la Mostra del Cinema in "un'appendice della mostra d'arti figurative". La sua filosofia curatoriale era quella di concentrarsi esclusivamente sul "film" inteso come espressione artistica e di ignorare il "cinema" come industria e mercato. Questo approccio elitario e purista lo spinse a selezionare opere audaci e provocatorie, contribuendo a un clima di grande fermento artistico ma anche di profonda tensione.
In questo periodo, la Mostra divenne il palcoscenico per le opere di Pier Paolo Pasolini, un regista le cui pellicole avevano già suscitato polemiche. Con Accattone (1961) e Mamma Roma (1962), Pasolini aveva sfidato la morale borghese, scatenando proteste tra il pubblico e attirando l'attenzione della censura, ma anche ottenendo un grande successo. Il suo film
Teorema (1968) fu un punto di rottura, sollevando un "processo per oscenità" dal quale il regista fu in seguito assolto, ma che mise in evidenza la profonda spaccatura tra la visione artistica del cinema d'autore e la sensibilità conservatrice della società.
3.2. Il '68: La Rivolta, i Principi e le Conseguenze Radicali
La ventinovesima edizione della Mostra, prevista per il 1968, divenne l'epicentro di una rivolta che avrebbe cambiato per sempre il volto del festival. La contestazione, che si svolse il 26 agosto, fu organizzata da un gruppo di registi e sceneggiatori, molti dei quali membri dell'Associazione Nazionale Autori Cinematografici (ANAC). I motivi della protesta erano profondamente ideologici: si chiedeva la modifica dello statuto della Mostra, che risaliva all'era fascista, e la fine del predominio dei produttori e degli interessi commerciali. I manifestanti, tra cui figure di spicco come Pasolini e Gillo Pontecorvo , chiesero che la gestione culturale fosse affidata agli "uomini del cinema" e che venisse garantito il diritto all'informazione per i critici.
In risposta, il presidente Chiarini ordinò di sbarrare i cancelli del Palazzo del Cinema, presidiati dalla polizia. Nonostante un tentativo di mediazione fallito, l'inaugurazione fu posticipata al 27 agosto, ma il festival si aprì in tono minore e con scarsa affluenza di pubblico. Le conseguenze di questa ribellione furono di vasta portata. Per un decennio, dal 1969 al 1979, la Mostra abolì i premi e tornò a un formato non competitivo. Inoltre, le edizioni del 1973, 1978 e 1979 furono addirittura sospese.
La sospensione dei premi per un decennio non deve essere interpretata come un fallimento del festival, ma piuttosto come una radicale e, per i contestatori, riuscita epurazione. L'abolizione della competizione e del "mercantilismo" rappresentò una vittoria ideologica per la filosofia del cinema d'autore che voleva un'arte "libera da premi e mercificazioni". Questa battaglia per l'autonomia artistica, nata con la curatela di Chiarini e culminata nella rivolta del '68, lasciò un'impronta indelebile. L'ironia della storia sta nel fatto che, anni dopo, un ex contestatore come Gillo Pontecorvo sarebbe diventato direttore della Mostra, a dimostrazione che gli ideali del '68 erano stati assorbiti e internalizzati dall'istituzione stessa.
Tabella 3: I Film "Scandalo" dell'Epoca della Contestazione (1960-1979)
Anno
Film
Regista
Tipo di Scandalo
Impatto
1961
Accattone
Pier Paolo Pasolini
Tematiche sottoproletarie, sfida alla morale borghese
Turbamento del pubblico, critiche e divieto ai minori di 18 anni.
1962
Mamma Roma
Pier Paolo Pasolini
Rappresentazione del sottoproletariato, "sacrilegio" per la stampa
Proteste anonime e insulti, denuncia giudiziaria poi archiviata.
1968
Teorema
Pier Paolo Pasolini
Contenuto sessuale e religioso, "processo per oscenità"
Spaccatura della giuria, assoluzione del regista, ma simbolo della frattura con l'establishment.
1972
Salomè
Carmelo Bene
Rivolta del pubblico per le scelte stilistiche del film
La proiezione fu interrotta e il regista dovette difendersi.
1982
Querelle de Brest
Rainer Werner Fassbinder
Tabù omosessuale
Il film divise profondamente la giuria e la critica per le sue tematiche esplicite.
Capitolo 4: La Riconquista della Centralità e la Ricerca d'Autore (1980-2001)
4.1. La Rinascita e il Ritorno del Leone (1980-1991)
Il decennio senza premi si concluse nel 1980 con il ripristino del Leone d'Oro , segnando l'inizio di una nuova era. La Mostra, sotto la direzione di Gian Luigi Rondi, tornò a una formula competitiva con lo slogan "Mostra degli autori, per gli autori". Il festival riprese la numerazione delle edizioni e riaffermò il suo ruolo di promotore di nuovi talenti e di scopritore di nuove cinematografie. In questi anni, la Mostra contribuì all'affermazione del nuovo cinema tedesco, premiando Margarethe von Trotta nel 1981 con
Anni di piombo e Wim Wenders nel 1982 con Lo stato delle cose. Furono lanciati registi che sarebbero diventati noti a livello internazionale, come Emir Kusturica e Peter Greenaway.
La Mostra degli anni '80 riuscì a trovare un equilibrio tra la sua identità di festival d'autore e la necessità di riconquistare una rilevanza commerciale. Film di maestri come Woody Allen (Zelig), Federico Fellini (E la nave va) e Ridley Scott (Blade Runner) vennero presentati, unendo cinema di qualità e grande richiamo. Nel 1984, venne istituita la Settimana Internazionale della Critica, una sezione indipendente dedicata alle opere prime e seconde, che fornì un ulteriore spazio per la scoperta di nuovi talenti.