Cleo dalle 5 alle 7 (Cléo de 5 à 7) è un film del 1962 diretto da Agnès Varda. ****
Cleo dalle 5 alle 7 (Cléo de 5 à 7) è un film del 1962 diretto da Agnès Varda. ****
Cléo dalle 5 alle 7 (titolo originale: Cléo de 5 à 7) è un capolavoro della Nouvelle Vague diretto da Agnès Varda nel 1962. Il film è un ritratto intimo e profondamente umano che esplora tematiche esistenziali attraverso la vita di una giovane donna nell'arco di due ore, dalle 17 alle 19. Ecco una panoramica dettagliata del film, tra trama, regia, cast e curiosità.
La protagonista è Florence Victoire, detta Cléo, una giovane cantante parigina interpretata da Corinne Marchand. Cléo sta attendendo i risultati di un importante esame medico per verificare se ha un cancro. Il film segue Cléo in tempo (quasi) reale, mostrando le sue attività, incontri e riflessioni durante due ore cruciali della sua vita.
Il film si apre con Cléo che consulta una cartomante. Le carte suggeriscono un presagio di morte, aumentando l'angoscia della protagonista. Questa ansia la porta a rivedere la sua vita sotto una luce diversa, affrontando le sue paure, le sue relazioni e il senso della propria identità.
Durante il film, Cléo incontra diverse persone, tra cui il suo amante, il suo musicista e una modella amica. Tuttavia, l'incontro più significativo è con Antoine, un giovane soldato in partenza per la guerra in Algeria. Attraverso il dialogo con Antoine, Cléo riesce a guardare oltre le sue preoccupazioni personali e ad accettare il momento presente.
La storia culmina con l’arrivo dei risultati medici. Sebbene non espliciti, i risultati suggeriscono una possibilità di cura, lasciando il finale aperto ma carico di speranza.
Agnès Varda, considerata una delle madri della Nouvelle Vague, ha diretto il film con uno stile innovativo che mescola realismo e poesia.
Realismo e tempo reale: Varda adotta un approccio quasi documentaristico, mostrando la quotidianità della protagonista in tempo reale. Le riprese per le strade di Parigi catturano la vita urbana degli anni ’60, con uno stile quasi neorealista.
Sguardo femminile: Cléo viene ritratta con grande empatia, esplorando la sua interiorità e mostrando le pressioni sociali legate all'aspetto fisico e alla salute. Il film rappresenta una riflessione profonda sull’essere donna.
Simbolismo e struttura narrativa: L'uso degli specchi e dei riflessi simboleggia l’autoanalisi di Cléo, mentre la divisione del film in capitoli sottolinea il passare del tempo.
Varda combina elementi narrativi tradizionali con una struttura frammentata, tipica della Nouvelle Vague, creando un'opera che sfida le convenzioni cinematografiche.
Corinne Marchand (Cléo): La sua interpretazione dona una profondità straordinaria alla protagonista, mostrando sia la vanità iniziale sia la vulnerabilità che emerge nel corso del film.
Antoine Bourseiller (Antoine): Il giovane soldato che incontra Cléo rappresenta una figura simbolica di speranza e cambiamento.
Dominique Davray (Angèle): L’assistente di Cléo, che riflette un atteggiamento pratico e pragmatico in contrasto con l’ansia della protagonista.
Michel Legrand (Sé stesso): Il celebre compositore interpreta il pianista di Cléo e contribuisce alla colonna sonora con musiche indimenticabili.
Titolo significativo: Il titolo originale (Cléo de 5 à 7) sottolinea l’arco temporale della narrazione. Tuttavia, il film si conclude alle 18:30, rompendo l’apparente rigore temporale e suggerendo una dimensione metaforica.
Colonna sonora iconica: La musica di Michel Legrand è parte integrante del film. La canzone "Sans toi", interpretata da Cléo, rappresenta uno dei momenti più emozionanti.
Cameo di registi famosi: Jean-Luc Godard e Anna Karina appaiono in un breve film muto che Cléo guarda al cinema.
Femminismo pionieristico: Il film è spesso citato come un’opera femminista che esplora le dinamiche di genere, anticipando temi che sarebbero diventati centrali nel cinema di Varda.
Parigi come protagonista: La città non è solo uno sfondo, ma un vero e proprio personaggio, con i suoi café, parchi e strade affollate che riflettono lo stato d’animo di Cléo.
Riconoscimenti: Sebbene non abbia vinto premi importanti al momento dell’uscita, il film è oggi considerato uno dei migliori della storia del cinema e un punto di riferimento per il cinema d’autore.
Influenza culturale: Cléo dalle 5 alle 7 ha ispirato generazioni di registi, da Wim Wenders a Sofia Coppola, per il suo modo di coniugare intimità e universalità.
Riflessione autobiografica: Sebbene non dichiaratamente autobiografico, il film riflette le preoccupazioni personali di Varda sul tema della mortalità e della malattia.
Tematiche principali
La mortalità: Cléo è ossessionata dall’idea della morte, ma attraverso il suo viaggio emotivo impara ad accettare l'incertezza della vita.
Identità e apparenza: Inizialmente fissata sulla sua bellezza e sulla percezione degli altri, Cléo si rende conto che la vera identità va oltre l'apparenza fisica.
Solitudine e connessione: Il film esplora il bisogno umano di connessione e la difficoltà di comunicare le proprie paure.
Il ruolo delle donne: Cléo affronta le aspettative della società sul suo aspetto e sul suo ruolo, in una critica implicita ai canoni di genere degli anni ’60.
Cléo dalle 5 alle 7 è un film che trascende il tempo, rimanendo straordinariamente moderno e rilevante. Agnès Varda offre un ritratto sincero, poetico e universale della condizione umana, realizzando un’opera che continua a ispirare e commuovere.
RAIPLAY V.O.
Agnès Varda
Agnès Varda è una delle figure più iconiche e influenti della storia del cinema. Nata il 30 maggio 1928 a Ixelles, in Belgio, e morta il 29 marzo 2019 a Parigi, Varda è conosciuta come la "nonna della Nouvelle Vague" e una pioniera del cinema femminista. La sua carriera, che abbraccia oltre sei decenni, è caratterizzata da un approccio innovativo e personale al cinema, combinando documentario e finzione in modi che hanno sfidato le convenzioni narrative e stilistiche. In questa panoramica approfondita, esploreremo la sua vita, il suo lavoro e il suo impatto sul cinema e sulla cultura.
Agnès Varda nacque come Arlette Varda da padre greco e madre francese. Durante l'infanzia, la sua famiglia si trasferì in Francia, stabilendosi a Sète, una città costiera che sarebbe diventata un luogo ricorrente nella sua opera. In gioventù, Varda non aspirava inizialmente al cinema; studiò infatti letteratura e storia dell'arte alla Sorbona di Parigi, e successivamente fotografia presso l'École du Louvre.
Questa formazione visiva influenzò profondamente il suo stile cinematografico. Prima di approdare al cinema, Varda lavorò come fotografa per il Théâtre National Populaire, sviluppando un’attenzione unica per la composizione dell'immagine, che avrebbe poi caratterizzato la sua estetica filmica.
Gli inizi e il contributo alla Nouvelle Vague
Il debutto cinematografico di Varda avvenne nel 1955 con il film La Pointe Courte, spesso considerato un precursore della Nouvelle Vague. Girato con un budget ridotto e senza un grande studio alle spalle, il film mescola elementi documentaristici e narrativi, seguendo la crisi matrimoniale di una coppia intrecciata con la vita quotidiana dei pescatori di Sète. Sebbene il film non avesse un grande successo commerciale, attirò l'attenzione di critici e cineasti per il suo approccio innovativo.
Con la Nouvelle Vague che prendeva forma alla fine degli anni '50, Varda fu una delle poche donne associate a questo movimento dominato da uomini come François Truffaut, Jean-Luc Godard e Jacques Rivette. Tuttavia, il suo stile rimase unico e distintivo, più vicino al documentarismo poetico che ai lavori sperimentali degli altri registi.
Il successo internazionale: Cléo dalle 5 alle 7
Nel 1962, Varda raggiunse il successo internazionale con Cléo dalle 5 alle 7, un film che esplora due ore nella vita di una giovane cantante che attende i risultati di un esame medico. Questo film consolidò la sua reputazione come regista visionaria e femminista. Con uno stile innovativo e un approccio profondamente empatico, Varda raccontò la storia di una donna che si confronta con la mortalità e la superficialità della sua vita.
Il cinema politico e femminista
Negli anni '70, Varda abbracciò apertamente le tematiche politiche e femministe. Nel 1977, realizzò L'une chante, l'autre pas (Una canta, l'altra no), un film che racconta l'amicizia tra due donne nel contesto delle lotte per i diritti delle donne e la legalizzazione dell'aborto in Francia. Questa opera rappresenta uno dei primi film esplicitamente femministi della storia del cinema.
I documentari e l'approccio ibrido
Varda eccelleva nei documentari, che spesso combinavano osservazione diretta, narrazione personale e sperimentazione visiva. Tra i più noti ci sono:
Daguerréotypes (1976), un ritratto dei negozianti della Rue Daguerre, la strada parigina dove viveva.
Les Glaneurs et la Glaneuse (2000, Gli Spigolatori e la Spigolatrice), un poetico documentario che esplora la pratica del recupero degli scarti e riflette sulle questioni del consumismo e della creatività.
Questi lavori sono caratterizzati dalla capacità di Varda di trovare bellezza e significato nei dettagli quotidiani, intrecciando storie personali con osservazioni universali.
La collaborazione con Jacques Demy
Varda fu sposata con il regista Jacques Demy, celebre per film come Les Parapluies de Cherbourg (Gli ombrelli di Cherbourg). La loro relazione non fu solo personale ma anche artistica: i due condividevano una profonda passione per il cinema. Dopo la morte di Demy nel 1990, Varda realizzò una serie di film dedicati al marito, tra cui Jacquot de Nantes (1991), un affettuoso ritratto dell'infanzia di Demy.
Gli ultimi anni e il riconoscimento internazionale
Negli ultimi anni della sua carriera, Varda ottenne un riconoscimento globale come una delle figure più importanti del cinema. Nel 2017, insieme all'artista JR, realizzò il documentario Visages Villages (Volti e Villaggi), un viaggio attraverso la Francia rurale che esplora il potere delle immagini e delle connessioni umane.
Nel 2018, ricevette un Oscar onorario per il suo contributo al cinema, diventando la prima donna regista a ottenere tale riconoscimento.
Varda era una narratrice visiva straordinaria, capace di intrecciare elementi personali, sociali e politici in un unico tessuto narrativo. Alcuni temi ricorrenti nella sua opera includono:
Il ruolo delle donne: Molti dei suoi film mettono in luce le esperienze femminili, sfidando stereotipi e convenzioni.
Tempo e memoria: Il passato, la memoria e il trascorrere del tempo sono temi centrali, affrontati con delicatezza e profondità.
Marginalità e diversità: Varda era interessata agli outsider e ai personaggi ai margini della società.
Connessione tra arte e vita: Nei suoi lavori, la distinzione tra realtà e finzione si dissolve, riflettendo il suo approccio ibrido al cinema.
L’eredità di Agnès Varda va oltre i confini del cinema. È stata una pioniera non solo per il suo stile innovativo, ma anche per il modo in cui ha usato il cinema come mezzo di espressione personale e politica. Ha aperto la strada a generazioni di registe, dimostrando che le storie intime e personali possono essere universali.
Oggi, Varda è celebrata non solo come regista ma come artista completa, una figura che ha saputo reinventarsi continuamente, rimanendo sempre fedele alla sua visione unica.